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Biografia Giacomo Zanella

Zanella e il Natale

La Novena di Natale: una tradizione quasi perduta e don Giacomo Zanella.

di Italo Francesco Baldo

Il giorno 16 dicembre iniziava, un tempo, in moltissime chiese, la Novena di Natale, un momento di preghiera che per nove giorni, affiancandosi all’Avvento, meditava sulla nascita di Gesù. Tale pia prassi religiosa era anche frequente; le “novene”preparavano i fedeli nel ricordo di ciò che le grandi feste della cristianità celebravano.
La Novena è un atto di devozione e preghiera ripetuto per nove giorni e trae origine da quanto viene raccontato negli Atti degli Apostoli (1,14), dove viene descritto che gli Apostoli e alcune donne tra cui Maria si ritrovavano a pregare dopo l’Ascensione per nove giorni, appunto, in attesa della discesa dello Spirito Santo, quel giorno che sarà poi chiamata la Pentecoste.
Altre fonti sostengono che l’uso della “novena” si riferibile anche alla prassi che i Romani avevano per ricordare la morte di qualcuno per nove giorni.
Durante questi venivano compiuti riti e sacrifici detti appunto novendialia e si facevamo dei particolari giochi funebri detti ludi novendiales. Anche le prime comunità cristiane iniziarono a ricordare i propri morti per nove giorni con suffragi e preghiere, associando i giorni ai nove cori angelici, che accoglievano l’anima del defunto. Attualmente questa forma di suffragio è in uso nella chiesa cattolica per la morte del pontefice.
Abbiamo ricordato la possibile origine “romana”, ma il riferimento principale, come abbiamo riportato, è a quanto riportano dagli Atti degli Apostoli, perché se vi è somiglianza con i novendialia, l’intenzione è totalmente diversa e ciò consente di riflettere sul fatto che non sempre ciò che è simile o magari ha lo stesso nome, sia nella sostanza identico.

Matthias Stomer, Nativity, 1640

Le varie novene non sono preghiera ufficiale della Chiesa, ma sono momenti significativi per le comunità e appartengono al culto pubblico, pur essendo funzioni extraliturgiche. Le principali Novene della Chiesa cattolica, ne esistono anche per alcune comunità riformate, sono: Novena alla Madonna Immacolata; Novena di Natale; Novena di Pentecoste; Novena della Divina Misericordia; Novena dei morti.
A queste se ne aggiungevano e se ne aggiungono altre anche locali. Tra le ultime sono da ricordare quella per la festa della Divina Misericordia, istituita da Giovanni Paolo II, quella per la Regina della Pace di Medjugorje.
Per le novene vi sono numerosi testi scritti, approvati, ma spesso era il sacerdote, come vedremo, che ne dettava il contenuto di meditazione, riferendosi chiaramente alla Sacra scrittura.

La novena per il Santo Natale è tra tutte quella che è considerata maggiormente, i principi di tale pratica religiosa sono menzionati per la prima volta dal XVII Concilio di Toledo del 694, voluto dal monarca Visigoto Egida. I principi della Novena di Natale furono confermati riferendosi all’autorità di Sant’Ildefonso, patrono di Toledo, un allievo pare di San Isidoro di Siviglia, attivo con il re Sisemando. Soprattutto nella Chiesa toledana la Novena di Natale fu costantemente celebrata. Essa ebbe uno sviluppo generale a partire dal XVII secolo e in Italia fu celebrata, pare, la prima volta nel 1618 nella Chiesa dei Frati Domenicani, un ordine di origine spagnola, di S. Maria sopra Minerva a Roma, per opera del Padre Giacomo Cotta.
Non vi fu mai una precisa prescrizione liturgica da parte delle autorità ecclesiastiche e la pia prassi fu sempre lasciata alle Chiese locali che spesso approvavano le iniziative di parroci e rettori.
Vi è per questo una grande varietà di testi e di modalità, ma tutte intendono ripercorrere, appunto in nove giorni, il percorso dell’attesa del Natale.

Famosa è la Novena attribuita a P. Carlo Antonio Vacchetta (1665-1747), prete della Congregazione della Missione, fondata da San Vincenzo de’ Paoli nel 1625, per l’evangelizzazione dei poveri e la formazione del Clero.
La Novena era ispirata alla Liturgia al cosiddetto “Canto delle Profezie”. Il testo si compone di un Invitatorio, che si alterna a Profezie, cui fanno seguito un Salmo, un Inno, l’Antifona del giorno corrente, il Magnificat e un’Orazione.
Le singole parti del testo furono in gran parte prese dalla Liturgia, eccetto le Profezie, scelte con molta cura, ed il Cantico, composto quasi per intero da versetti tolti dalla Sacre Scritture. Vediamone brevemente le origini. Fu nel 1720 che Padre Vacchetta celebrò per la prima volta la Novena di Natale e da allora la pia pratica si diffuse e molti sacerdoti compilarono i testi per la sua celebrazione.

Giotto, Presepe di Greccio, 1295-1299 circa. Assisi, Basilica superiore

Nella chiesa vicentina un testo ci è giunto e di significativa importanza, è quello preparato dal poeta Giacomo Zanella, pubblicato dallo Stabilimento Tipografico S. Giuseppe, nel 1895 con il titolo Novena del Santo Natale.
Il poeta era già morto, nel 1888, ma la sua memoria, coltivata soprattutto dal suo allievo più famoso, Antonio Fogazzaro, continuava e non solo per l’opera letteraria, ma anche per lo zelo religioso. Giacomo Zanella era prima di tutto sacerdote e a questa sua missione egli tenne costantemente fede, offrendo con devozione il suo servizio ministeriale alla Chiesa berica e non solo.
Bisognerebbe proprio rivisitare questa parte della sua vita non ben evidenziata dalla sua ultima biografa Elizabeth Greenwood ma messa in luce, in parte dalla pubblicazione parziale, relativamente recente, delle sue Prose e discorsi di argomento religioso, a cura di T. Motterle, Vicenza, Neri Pozza, 1993.
Ben sottolinea il curatore che leggendo gli scritti religiosi di don Giacomo il “lettore se avrà modo di consentire senza difficoltà con i contemporanei di Zanella nell’ammirarne la forza persuasiva, la genialità, la bontà dello stile, rimpiangerà invece irrimediabilmente perduto il tono della voce…”.

L’importanza di Giacomo Zanella, messo in ombra più dalla critica di origine crociana avversa, come quella marxista, ai letterati cattolici, che non dalla sua poesia, giudicata dal grande Manzoni con queste parole: ”Son tutti belli” i versi del poeta vicentino, è rintracciabile anche nel suo impegno civile, fu docente e direttore di Imperial-regi Ginnasi Liceali, professore di Letteratura italiana nell’Università di Padova di cui fu anche Rettore Magnifico, ma anche nei suoi impegni di presbitero e nell’afflato religioso che egli pose sempre nel servizio.

Don Giacomo fin dall’ordinazione fu attivo nella chiesa vicentina, curando la celebrazione della S. Messa quotidiana e partecipando alle prassi liturgiche, non sottolineiamo qui il suo impegno come insegnante di religione e tutti gli altri impegni, ma solo il testo della Novena, che egli preparò per la Chiesa di Santa Corona e che veniva letto anche dopo la sua morte.

La Novena di Natale veniva recitata alla sera, ore sei, ripercorreva l’historia salutis, partendo dalla promessa di Dio dopo il peccato originale, accompagnandola da meditazioni intervallate e concluse da preghiere; forse anche accompagnate dai due canti più importanti dell’Avvento, il Rorate Coéli desúper, / Et nubes plúant justum…e l’Alma Redemptoris Mater…Per brevità diamo gli argomenti delle meditazioni delle prime otto sere, trascrivendo per intero solo quelle dell’ultima.

Sandro Botticelli, Natività Mistica (1501), particolare, National Gallery di Londra.

Nella prima sera, ossia il 16 dicembre, si meditava: L’uomo cacciato dal Paradiso, è l’inizio della historia salutis, ma la misericordia di Dio volle per lui la Redenzione. Segue, come per tutte le sere, seguiva la recita di tre PaterAve Gloria, dopo ogni momento di meditazione.

Nei giorni successivi:

  • II sera. L’aspettativa del Messia nel Vecchio testamento;
  • III sera. La scelta di Maria, la più casta e la più bella (la tota pulchra) tra le figlie di Adamo e l’Annunciazione di Gabriele.
  • IV sera. Vita di Maria durante la gravidanza e il sussulto di Giovanni quando avvertì la presenza di Maria, che era andata a visitare la cugina Elisabetta, madre appunto di colui che sarà il Precursore, Giovanni il Battista.
  • V sera. Maria rende gloria al Signore, il grande valore del Magnificat, quel cantico, che compare nel primo capitolo del Vangelo di Luca, dove la theotokos (Dei genitrix, la Madre di Dio) contenuto nel primo capitolo del Vangelo secondo Luca con il quale Maria loda e ringrazia Dio perché si è benignamente degnato di liberare il suo popolo.

Magnificat
anima mea Dominum,

et exultavit spiritus meus *
in Deo salutari meo

quia respexit humilitatem ancillae suae, *
ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes

quia fecit mihi magna, qui potens est: *
et Sanctum nomen eius

et misericordia eius a progenie in progenies *
timentibus eum.

Fecit potentiam in brachio suo, *
dispersit superbos mente cordis sui,

deposuit potentes de sede, *
et exaltavit humiles;

esurientes implevit bonis, *
et divites dimisit inanes.

Suscepit Israel, puerum suum, *
recordatus misericordiae suae,

sicut locutus est ad patres nostros, *
Abraham et semini eius in saecula.

Gloria Patri et Filio *
et Spiritui Sancto

sicut erat in principio et nunc et semper *
et in saecula saeculorum. Amen.

Traduzione

L’anima mia magnifica il Signore *
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva. *
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente *
e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia *
si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, *
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni, *
ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati, *
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo, *
ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri, *
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen.

VI sera. La scelta di Betlemme, come profetizzò Michea, e non Roma o Atena, ricorda Zanella, e ciò è insegnamento per i ricchi e conforto per i poveri.

VII sera Maria e Giuseppe iscrivono i propri nomi per il Censimento, allora” nomi oscuri ed ora qual è angolo della terra, che non li ripeta?”

VIII sera. Maria e Giuseppe si rifugiano in un’umile capanna, asilo voluto dalla Divina Provvidenza.

IX sera. Il culmine della Novena, il 24 dicembre, in attesa della Notte santa e della celebrazione della S. Messa, come era consuetudine, a mezzanotte.

Correggio, Adorazione dei Pastori (1529–1530), Correggio, Gemäldegalerie di Dresda

Scrive Giacomo Zanella tre meditazioni.
I.” Consideriamo, o Fedeli, come essendo l’ora della mezzanotte, quando il silenzio è più profondo e più dense le tenebre, il promesso Messia, il Re della Pace, il supremo Signore del Cielo e della terra nascesse dalla Vergine come raggio di sole, che passa per un terso cristallo, o come la miracolosa rugiada, che cadde sul bianco e mistico vello di Gedeone. Ecco il bambino, già vagheggiato dai profeti e dai Patriarchi, eccolo in braccio della cara sua madre, che non si sazia di contemplarlo e non si sazia di stringerlo riscaldarlo coi baci. Ecco Maria, che si leva e involto di poveri pannicelli il Bambino, lo depone nella mangiatoia. Ecco la culla indorata, ecco le coltri di porpora, che volle il Figliuolo di Dio per combattere e confondere fin dal nascere l’umana delicatezza e superbia. Tre PaterAve Gloria.

II: Consideriamo, o Fedeli, che se quella capanna e quella mangiatoia indicano ch’era nato un uomo meraviglioso, apparizioni di fuori indicarono che quell’uomo, allora nato, era Dio. Un Angelo raggiante di luce celeste apparve nell’aria, il quale fermandosi quella notte intorno alle greggie, disse loro: «Non vogliate temere: io vi annuncio una grande allegrezza, che sarà ml’allegrezza di tutte le genti. È nato per voi il Salvatore, il Cristo Signore, nella città di Davide. Questo vi sia segno: troverete un bambino, ravvolto nei panni e posto in una mangiatoia». Aveva appena parlato l’Angelo che una moltitudine di Angeli comparve intorno a lui che lodavano Iddio e dicevano: «Gloria negli altissimi luoghi a Dio, e pace in terra agli uomini di buona volontà». Consideriamo, o fedeli, come i Pastori si posero tosto in via, e trovarono il miracoloso bambino, come era stato loro detto. Tre PaterAve Gloria.

III. Consideriamo, o Fedeli, come i pastori, entrati nella capanna, illuminati dalla fede nelle parole dell’Angelo, non tardarono a ravvisare nel nato bambino, in onta alla povertà, che lo circondava, il Salvatore del genere umano, il Re della Terra e del Cielo. Caduti ginocchioni e prostrati, lo adorarono. Indi pieni d’immensa allegrezza e d’alto stupore uscirono dalla capanna e tornarono alle loro greggie, lodando e glorificando il Signore per le cose udite e vedute, e facendosi i primi predicatori del nato messia. Preghiamo iddio che simili sentimenti siano in noi. Come i pastori lo adorarono nelle fasce, e noi facciamo di adorarlo sotto le specie del pane eucaristico, come i pastori lo annunciarono alle genti vicine, e noi cerchiamo di difendere e glorificare il suo nome in ogni tempo e in ogni luogo. E tu celeste Bambino, se in questo giorno ti sei fatto vedere a noi nella umiltà della tua nascita, ci concedi che un giorno possiamo contemplarti nella maestà della tua gloria. Tre PaterAve Gloria.”

Si concludeva così per Giacomo Zanella la Novena per il Santo Natale e apriva alla dimensione della fede con una prosa semplice e adatta a tutti, come si conviene alla funzione di un sacerdote, che lo è di tutti e non di una parte e soprattutto sa che dall’altare, lo diceva proprio il poeta in un suo sonetto nel 1849, quando invitava i sacerdoti a Lonigo (VI) a non far sfoggio di ambizione anche culturale nelle prediche e nelle funzioni.

Chi per febbre di plausi il lezïoso
Stempra sermon che sol dal labbro esala,
O chi a salir del pergamo fa scola,
Non fia ch’opra alle turbe il ver nascoso.

Religïon è ver. Tu, il generoso
Core, onde parli, e dell’ingegno l’ala
Guida così, che qual nel lezzo ammola
Nella vigna di Dio trovi riposo

Mille al gregge dan norme: un sol l’educa;
Perché il maestro della santa scola,
Colpa il mal vezzo, pochi hanno per duca.

Tu, se al fior d’April risponde il frutto;
O al Vero sacrerai franca parola,
O muta sia se non può dirlo tutto.

Riscoprire la Novena di Natale è riscoprire una tradizione, il praticarla poi è pietas che speriamo coinvolga sull’esempio di don Giacomo Zanella i presbiteri vicentini e anche e soprattutto i fedeli.
Le parole del sacerdote-poeta siano di aiuto e siano anche il mio personale auguri di Buona Natale.
Italo Francesco Baldo

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