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San Paolo VI e Zanella

Nel 1920 il giovane futuro papa scrisse del nostro poeta.

da La Voce del Sileno di Italo Francesco Baldo
Nuova serie – Anno I,  n.3 – 17 aprile 2021

Aveva “sorprendenti doti di scrittore, di una eloquenza tutta fatta di cose, di concetti, irriducibilmente antiretorico; scriveva benissimo“.

Così di Giovanni Battista Montini scriveva G. Scantamburlo nella sua Biografia di Paolo VI (Roma, Coletti, 1963) e si riferiva alla collaborazione del giovane futuro papa sulla piccola rivista di Brescia  “Parvae Favillae”, impegno che continuò anche con l’altra  “La Fionda”.
Diversi sono gli articoli pubblicati e raccolti in Scritti giovanili, a cura di C. Trebeschi, Brescia, Queriniana,  1979.
Uno di questi riguarda il poeta vicentino Giacomo Zanella e fu scritto in occasione del Centenario della nascita nel 1920 (“La Fionda”, 3 (1920) n.15, p.4 del 3 dicembre).
L’avvenimento era stato ricordato da molti illustri studiosi e dal ricordo dell’Accademia Olimpica a cura di Almerico Da Schio e quello di “Civiltà Cattolica”, che lo additò ad esempio per i giovani in anni di disagio universale e di irrequieti desideri dei popoli”(pp.208-222.) 

Mons. Giovanni Battista Montini nel 1923.

L’articolo di G.B. Montini parte dalla fanciullezza di Zanella a Chiampo, nel momento in cui viene portato a Vicenza dal padre per la formazione scolastica e l’entrata in seminario.
Si ricordano i principali avvenimenti della vita del poeta, tra cui la persecuzione da parte della Polizia austriaca e l’episodio della perquisizione. Nel narrare  la vita Montini ricorda che Zanella fu “professore di filosofia all’università di Padova”, in realtà lo fu di Letteratura Italiana, ma ciò che precisa è il valore della prolusione che fu pronunciata dal  docente e diretta ai giovani in relazione all’avvenire d’Italia. 
Il 1872 fu per lo Zanella anno di angoscia, un “letargo di tristezza e di misantropia” precisa Montini, dalla quale si riebbe grazie agli amici Fedele Lampertico e Bartolomeo Bressan .
La “sua vita continuò laboriosa fino alla morte nel 1888”.

      Dopo questi brevi cenni Montini si chiede se quella di Zanella sia stata “vera gloria” anche di fronte ai critici demolitori di ieri e diremo anche di oggi, ma questi sono ben meno provvisti di capacità critica.

     Il futuro papa sottolinea i grandi meriti letterari e il vanto di liriche immortali come la Veglia, Egoismo e carità, Sopra una conchiglia fossile, anche i suoi pometti, le sue traduzioni e le poesie di sapore virgiliano dell’Astichello, meriterebbero risonanza.
Fu tra i pochi a non avere quella mania della moda di allora verso le scienze,  ricordando gli umili. “Tentativo che lo rese originale e moderno.”

    Non manca una annotazione critica, Montini segnala a suo dire qualche difetto di forma, mai di ispirazione perché essa “è sempre tale da innalzare semplici cose a grandi concetti”. Paragonato a G. Parini, come aveva pure fatto Benedetto Croce nel 1904 ne “La Critica”, anche lui capace di “cavare da modesta lirica, note sublimi”. Certo il pensatore napoletano non amava certo lo Zanella, che considerava “letterato italiano  di vecchia scuola”, dimenticando che fu tra i pochi a porsi in relazione poetica con i vati d’oltralpe.

   Montini chiude il suo piccolo intervento con il giudizio di Filippo Meda, che patrocinò con la Fondazione Toniolo la nascita dell’Università cattolica di Milano, per la rivista “Vita e Pensiero” del settembre 1920, dove si riconoscono a Zanella grandezze di alcune poesia e altre di secondo ordine o di scarto; un giudizio che risente del formalismo crociano più che di una relazione diretta con le poesie del poeta Vicentino.
Egli ebbe fa fede, come Paolo VI ricorderà per Dante Alighieri in Altissimi cantus del 1965 “La fede, «che come stella in cielo in me scintilla» (Par. XXIV, 147), e che forma il possesso più prezioso e amato del suo cuore.”
Che è proposta anche oggi, perché se il cristianesimo non è proposta, allora esso non è.

    Infine ricordiamo che un poeta è grande non per la quantità di tante poesie o di tanti romanzi, ma per il contenuto che è riflessione anche per l’oggi e non per un solipsismo intellettualistico, ma per una umanità sempre bisognosa di vera riflessione alla verità e al bene coniugato con il bello.

La Fè che mi ragiona
….
Finchè per lei mi sento
Cittadino non vil; finchè per lei
Il foco non è spento
Dell’arte che governa i pensier miei,
Madre, non fia, non fia che l’abbandoni
Per seguir più superbi inani suoni.

                               Giacomo Zanella da A mia madre

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