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Zanella e l’emancipazione femminile

La stima del poeta per l’impegno e l’intelletto delle donne

da La Voce del Sileno di Italo Francesco Baldo
Anno V – 10 ottobre 2020

Casimiro Piccolo – Contadine di Agrigento (primi del ‘900)

Zanella conobbe e stimò diverse donne che si interessavano dell’emancipazione in apposite associazioni e anche nell’ambito scolastico come Enrichetta Usuelli Ruzza.
Il poeta però aborriva il facile predicare sull’emancipazione della donna, ieri come oggi fatta più di slogan che non di attenta e seria considerazione. Ma, scriveva nel 1877 “nel presente rovesciamento d’ogni buona usanza, nell’audacia delle opinioni religiose e politiche, una giovane francamente Cristiana, che sia ornata di letteraria cultura, può fare ciò che non possono i più valenti oratori sacri.”
Infatti, la  sua visione cristiana lo portava a considerare  più la specificità della donna  che la sua possibile realtà politica e giuridica, ma non mancò mai di considerare la donna come capace anche nella vita della comunità, come attestano i suoi interessi per le donne dell’Antico Testamento (Giuditta,  Debora, la Donna forte) per Maria, la Madre di Dio, le madri, le spose e la loro realtà.
Il poeta apprezzò sempre  le donne che sanno dare valore alla famiglia, a dimostrazione che non la donna flebile, un po’ svenevole del romanticismo ormai decadente, erano nella sua considerazione.
Per questo invitava le donne italiane ad imparare a scrivere libri di utile e dilettevole lettura come fanno le tedesche e le inglesi. 
La donna è per Zanella una parte importante della vita umana, sociale e nel matrimonio, che non è, come affermava Olympe de Gouges nella conclusione della sua Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1791) “la tomba della fiducia e dell’amore.” Ella può e deve trovare, afferma Zanella,  una piena realizzazione, e questa può anche essere nella realtà ecclesiale, nella cultura, nella poesia.
Una considerazione generale, classica, ma non chiusa in stereotipi o in quel maschilismo, talora misogino di cui spesso ingenuamente si accusano i nostri predecessori. Zanella ebbe fiducia nella donna terrena, e in quella celeste vide sempre un punto di riferimento per tutti gli uomini, come poetò in Ad un’antica immagine della Madonna (Poesie, pp. 110.112) e nel sonetto XLI dell’Astichello:
“O degli afflitti umani
Consolatrice, a cui del cor gli arcani
Fidenti apriam, quando il bisogno sprona,
Porgi a’ semplici preghi orecchio amico;
Salute ti domandano e raccolto
Grande così che basti anche al mendico”.

La poetessa Vittoria Aganoor a 21 anni

    Zanella, che sapeva dell’interesse e dell’impegno nell’emancipazione della donna di diverse sue conoscenze, riconduce sempre nelle sue opere la figura femminile, ma anche quella maschile, ovvero l’umanità agli alti fondamenti dei doveri, che divengono i valori della vita per se stessi, per la famiglia, per la patria; una vicinanza, se vogliamo, a quella visione che ebbe il Manzoni. Il poeta si rivolgeva alle donne sempre con grazia e cortesia  che non “somigliò mai a quella tenera degli abbés galants dell’antico regime né a quella appassionata del Parini” e nemmeno a quel romanticismo passionale del Foscolo  e pure dall’amore platonico di Giacomo Leopardi. Lo Zanella che pure stimava le donne e con tenerezza alcune, tanto da poter parlare d’amore, come per Vittoria Aganoor, era anche distante dall’amore platonico del Leopardi: “Al cielo, a voi, gentili anime, io giuro / che voglia non m’entrò bassa nel petto, / ch’arsi di foco incontaminato e puro. / Vive quel foco ancor, vive l’affetto, / spira nel pensier mio la bella imago, / da cui, se non celeste, altro diletto / giammai non ebbi, e sol di lei m’appago.” (Il primo amore).

La poetessa Lucrezia Marzolo a 16 anni.

L’esperienza umana, religiosa, poetica, educativa nel suo complesso informano la tutta la vita dello Zanella, che apprezza ciò che viene dalle figure femminili terrene e celesti e ben comprende ed invita a comprendere che senza l’altra metà del cielo l’uomo è privato di quel valore che come compagnia a lui Dio stesso diede: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”.
Questa mutua relazione è alla base dell’umanità dei suoi complessi rapporti che non possono ridursi solo ad alcuni aspetti, Zanella ebbe presente tutto ciò e la sua relazione d’affetto verso le donne è vasta perché egli sa che, pensando il suo valore” ben s’intende che loro, le donne “hanno intelletto” anche per qualche maschio, che non vuol crederci.
Cosa che fece con le numerose poetesse che chiedevano il suo aiuto e tra cui piace ricordare Elena Aganoor e Lucrezia Marzolo, Angelina Lampertico, Elisa de Muri Grandesso e le sorelle Santander peruviane.
Ecco perché esse sono mea domina, che si riassumono e questo anche per lo Zanella nella madre e in  Maria, la Theotókos che è: “la rappresentante dell’uomo salvato libero, ma proprio in quanto donna, cioè nella determinazione corporea che è inscindibile dall’essere umano”,[1] lei che è “figlia del suo figlio”. All’apice della visione della donna per il poeta vi è sempre è comunque la Madre di Dio e dei credenti, alla quale rivolgere con speranza e preghiera la propria vita.      


[1] J. Ratzinger, Considerazioni sulla posizione della mariologia e della devozione mariana nel complesso della fede e della teologia, in ID, Maria Chiesa nascente, Cinisello Balsamo (MI), 1998, p.24.

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