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Bibliografia Biografia Giacomo Zanella La Voce del Sileno

Giacomo Zanella si lamenta

I compensi “tirati” degli editori per lo Zanella traduttore.

da La Voce del Sileno di Italo Francesco Baldo
Nuova serie – Anno I,  n.2 – 22 marzo 2021

    Carmina non dant panem.

Raramente i poeti sono vissuti del ricavato delle loro opere, almeno fino a quando non nacque la protezione dei “Diritti d’Autore”, che in molti casi ha consentito agli artisti di ricevere giuste prebende dalle loro opere.
Dal 23 aprile 1882 la “Società Italiana degli Autori”, nata a Milano  per iniziativa di scrittori, musicisti, commediografi ed editori  con il compito di tutelare la proprietà letteraria ed artistica, diffondendo anche questa necessità.
Ne furono promotori Giuseppe Verdi, Francesco De Sanctis, Edmondo de Amicis, Giovanni Verga, ma parteciparono anche il filosofo Roberto Ardigò, lo storico Pasquale Villari, e tra gli editori, Ulrico Hoepli ed Edoardo Sonzogno.
Solo il 22 aprile 1941 con la legge n.633, ancora vigente, fu data una disciplina per il diritto d’autore, e oggi accordi internazionali tutelano questo diritto seppur con difficoltà.
Vi sono state successive integrazione con la legge 9 gennaio 2008 n. 2, la  Direttiva Barnier del  26 febbraio 2014 viene approvata la Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio e ulteriori provvedimenti.

      In precedenza gli Autori erano remunerati a pubblicazione, ossia ricevevano un compenso per l’edizione e ciò non assicurava per molti nemmeno un vero vantaggio, dato che gli editori erano restii a pagare “lauti” guadagni a chi aveva l’onore della poesia e della letteratura… dell’ arte in genere. 
Gli Autori spesso lamentavano questo trattamento, ma dovevano di fatto assoggettarsi.

Edizione del 1896 di “Evangeline” di Henry Wadsworth Longfellow, pubblicata dalla The Riverside Press.

   Anche Giacomo Zanella, seppur privatamente, si lamentò della situazione in una lettera da Vicenza del 18 dicembre (10bre come intestava) del 1882.
In questo periodo il poeta attendeva alla traduzione del poema epico Evangeline o Un racconto dell’Acadia di Henry Wadsworth Longfellow (1807-1882), l’autore statunitense era morto nel marzo 1882 e la sua opera, pubblicata nel 1847, già conosciuta in Italia in ben sei edizioni con traduzioni dal 1856 di diversi autori.
Il poema destò l’attenzione di Zanella che  attese alla versione proprio dal 1882, perché  la lettera  di cui riferiamo, era accompagnata dalla traduzione provvisoria di una parte del poema, precisamente La casa di un colono in america (sic); versione che subirà qualche piccola variazione nell’edizione a stampa presso l’editore milanese U. Hoepli nel 1883 e che successivamente nel 1884 pubblicherà la seconda edizione dell’Astichello.

       Nella breve lettera che ci è stata messa a disposizione della Biblioteca Angelica di Roma, all’ “Amico ottico e carissimo”, di cui non conosciamo però il nome, ma congetturiamo che forse è Giulio Carcano che aveva introdotto nell’ambiente dell’editore milanese Zanella e al quale il poeta vicentino dedicherà la silloge Astichello.

 Nella lettera Zanella scrive:

“(…)Siamo tornati ai tempi del Gozzi. Egli almeno di un sonetto per nozze s’intascava qualche decina di zecchini; noi ci comperiamo la carta e la penna” Addio. Vostro amico Giacomo Zanella”.

     Certamente l’editore aveva “tirato” molto sul compenso e il poeta se ne lamentava con l’amico e giustamente perché soprattutto i traduttori, anche oggi, non è che ricevano lauti compensi. Certo sono protetti dai diritti, ma spesso gli Editori tendono a liquidare una tantum il compenso, rimanendo proprietari della traduzione stessa o addirittura  ritenendo di fare un onore e un piacere a pubblicare un lavoro… gratis. 
Ma per l’arte, la poesia, la musica si fa questo ed altro, sperando sempre che ci sia almeno, come fu per lo Zanella, un riscontro di plauso e di interesse.

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